29/06/2012
Dichiarazione di intenti Niccolo Guicciardini
Dichiarazione di intenti
Assemblea Provinciale Pd Siena

Care democratiche e cari democratici,
è con grande emozione che oggi sono qui di fronte a voi come candidato alla
segreteria provinciale del nostro partito. Dall’ultima direzione, molti di voi e
tanti altri che non sono qui stasera mi hanno manifestato il loro sostegno e la
loro fiducia, chiedendomi la disponibilità a candidarmi. Ho pensato
attentamente a questa possibilità e ho trovato dentro di me la forza e
l’entusiasmo per accettare questa nuova sfida che, lo voglio dire, non
appartiene solo a me, ma a tutti noi.
In questi giorni ho pensato molto a tutto questo e mi sono detto che è proprio
nei momenti più difficili che bisogna essere in prima fila e mettersi con umiltà
e spirito di servizio a disposizione della nostra comunità. Una comunità di
uomini e donne che, in questi anni, mi ha dato tanto, mi ha fatto maturare,
facendo crescere ancora di più dentro di me la voglia di fare politica. Una
passione che ho sentito, fin da tanti anni fa e che, grazie a questo partito, ho
avuto l’opportunità e il privilegio di coltivare, accanto a persone che mi
hanno insegnato tanto. Fare politica per la gente e tra la gente, dentro i circoli,
dentro le feste è bellissimo e ti riempie il cuore d’orgoglio. Sentimenti questi
che voglio non perdere mai, così come non voglio perdere mai quel saper
essere democratico fino in fondo che condivido con una generazione e che
deve essere l’obiettivo di tutti.
Permettetemi di ringraziare, di cuore, Elisa Meloni. Le auguro che i problemi
che hanno determinato le sue dimissioni si risolvano quanto prima e vorrei
dirle che qui c’è una comunità, il nostro partito, che le starà sempre vicino e
che è consapevole del suo valore umano e politico. Le mando un abbraccio
forte per l’opportunità che mi ha dato chiamandomi nella sua segreteria e
spero di essere stato all’altezza dei compiti, anche gravosi, che mi ha affidato
negli ultimi mesi.
In queste ultime ore, poi, ho ricevuto tantissimi incoraggiamenti e
manifestazioni d’affetto sia da iscritti al nostro Partito che da non iscritti. Li
ringrazio e risponderò loro uno ad uno.
Anche il segretario regionale Andrea Manciulli e il responsabile enti locali
Stefano Bruzzesi, che ci sono stati molto vicini nelle ultime settimane mi
hanno chiamato in queste ore. Li ringrazio di cuore . Tutto questo, ne sono
certo, è un segno di vicinanza non tanto rivolto a me, ma per la pagina nuova
che oggi andiamo ad aprire e cominciamo a scrivere insieme.
Prima di entrare nel vivo del mio intervento una comunicazione. Abbiamo
pensato di fare una piccola innovazione nell’organizzazione dei lavori. La
relazione che sto facendo è una sintesi di quella che ho scritto e che vi verrà
distribuita subito dopo il mio intervento. Questo perché credo sia necessario
conciliare il necessario approfondimento che richiede questo momento così
importante, con tempi più adeguati.
Le situazioni straordinarie richiedono soluzioni straordinarie. Questo vale
per la nostra provincia, per l’Italia e per l’Europa. Il Partito Democratico è
l’unica forza che può interpretare il cambiamento e agire sul futuro,
disegnando un nuovo approdo che poggi su equità, democrazia e solidarietà.
Il punto cruciale è che non si può rimanere fermi mentre tutto intorno
cambia. Soluzioni giuste del passato, oggi possono rivelarsi disastrose.
Pensare che questa crisi sia una guerra di trincea in cui si cerca di difendere la
linea più avanzata possibile, cercando di costruire fossati più protetti
possibili, è un errore imperdonabile.
Il Pd deve andare avanti, decidendo con attenzione come muoversi, sulla
base di ciò che accade intorno a noi e soprattutto nella società. La
consapevolezza dei nostri limiti non deve farci arrendere, anzi, deve darci la
forza di fare di più. Sull’Italia e sugli italiani sembrano addensarsi, sempre di
più, nubi di sfiducia e preoccupazione per il futuro che potrebbero portare a
gravi conseguenze sul fronte della democrazia. E’ l’umiliazione per
l’impossibilità di immaginare il proprio futuro, che può sfociare in qualsiasi
scenario, anche il più fosco. Troppo spesso, infatti, gli spazi democratici, sono
giudicati inefficaci ed inefficienti. Questo comporta una pericolosa nostalgia
del decisionismo e delle ricette facili. La nostra deve essere prima di tutto una
battaglia culturale, da combattere sul campo delle idee e delle visioni di
lungo periodo, anche sui temi difficili come quelli dell’economia e
dell’Europa.
Viviamo in un quadro in cui l’Europa politica gioca un grande peso.
Vedremo cosa accadrà proprio in queste ore, se riusciremo ad uscire
dall’impasse in cui siamo entrati. L’Europa delle destre antieuropeiste o
euroscettiche che ci hanno massacrato deve oggi lasciare lo spazio all’Europa
del riformismo e del centrosinistra.
Oggi la combinazione tra la peggiore crisi economica dal 1929 ed il peggiore
Presidente del Consiglio della storia repubblicana ha posto l’Italia in una
posizione di debolezza, tale da rendere necessario il ricorso a un Governo
tecnico che agisse per salvare il paese. In questo percorso il Pd ha giocato un
ruolo di primo piano, appoggiando in maniera leale e talvolta non
condividendo del tutto alcune scelte del Governo Monti.. C’è chi, come
Berlusconi e una parte del Pdl, veri colpevoli di questa situazione, vogliono
staccare la spina all’esecutivo per mere ragioni di sopravvivenze elettorale. Il
Pd, qualunque sarà lo scenario, è pronto a candidarsi alla guida del Paese.
Il Governo Monti rischia davvero se non riesce ad avviare con maggiore
convinzione quella fase caratterizzata dall’impegno sul lavoro, sulla liquidità
per le piccole imprese, sul controllo dei prezzi e delle tariffe, sull’equità.
In questo quadro difficile il Pd, pur con tutte le sue contraddizioni, è l’unica
forza in grado di poter rappresentare un’alternativa credibile e soprattutto di
governo.
E’ vero, abbiamo la sventura di vivere una delle fasi più difficili della nostra
storia repubblicana, ma abbiamo anche la straordinaria opportunità di
costruire un’idea nuova di società. Una società più equa e più giusta, dove il
modello sociale non sia più rappresentato da tronisti, furbetti, plurimilionari
dello sport o della televisione. Dobbiamo ambire a una società più moderna e
dinamica che scardini tutti quei freni che bloccano il paese, a partire dalle
logiche corporative e di casta e liberi i migliori talenti e le migliori energie.
C’è un’Italia migliore, quella laboriosa, onesta, solidale, entusiasta, che vuole
essere rappresentata e che non accetta più i compromessi al ribasso. Un’Italia
delusa e rassegnata perché ‘pagano sempre i soliti’ o perché ‘tanto non
cambia mai niente’. Un’Italia fatta da tanti uomini e tante donne che ogni
mattina lavorano o studiano anche per contribuire a rendere migliori le
nostre comunità e il nostro Paese. E’ questa l’Italia che dobbiamo ascoltare e
interpretare, senza timori, con il coraggio e l’umiltà dei nostri progetti e delle
nostre idee. Sono d’accordo con Pierluigi Bersani quando dice che “una
riscossa civica nel segno dell’equità, della solidarietà, del lavoro è nelle nostre
mani”.
Intanto per contrastare la cosiddetta antipolitica, la politica deve fare di più e
tutti noi dobbiamo fare di più, anche prendendo le distanze da quei modi
prepotenti, da quello snobismo che troppo spesso ci ha diviso dalla nostra
gente e da chi agisce con irresponsabilità e pensa di poter fare il proprio
interesse, agendo al riparo di un’etichetta collettiva. No. Noi non ci possiamo
stare. I nostri amministratori sono quelli che, in questa difficile fase, lavorano in
prima fila per garantire la tenuta sociale del nostro territorio e delle nostre
comunità. Parlando con loro ci rendiamo ancora più conto quanto sia
difficile far quadrare i conti, salvaguardare il sistema di welfare, “fare a pugni”, tutti i giorni, con il patto di stabilità che blocca gli investimenti e riuscire, nonostante i tagli, a garantire innovazione, equità e coesione.
Loro ce la mettono tutta e noi come partito abbiamo il dovere di restare al
loro fianco. Mai come oggi, il ruolo di Sindaci, dei presidenti della provincia,
degli assessori è fondamentale per sostenere chi non ce la fa e chi ha più
bisogno. C’è chi ha perso il lavoro o chi lo cerca senza risultati, c’è chi non
riesce ad arrivare alle fine del mese, ci sono tante donne costrette a scegliere
tra lavoro e famiglia e c’è chi non riesce più ad investire nella propria azienda
e nel valore dei propri dipendenti sentendosi, così, sconfitto.
La crisi, infatti, morde forte: diminuisce il potere di acquisto delle famiglie, le
crisi aziendali si susseguono, aumenta il ricorso agli ammortizzatori sociali
ed il Pil cala. Un quadro a tinte fosche, ancora più preoccupante alla luce
dell’emergenza occupazionale. In un solo anno hanno chiuso o vivono una
grande difficoltà imprese che da tempo operavano con successo sul territorio
senese. Un’emergenza che non risparmia nessun settore e nessun territorio e
che, oltre a colpire direttamente chi perde il lavoro, provoca una ferita
profonda all’identità e alla storia di un territorio, impoverendo il patrimonio
prezioso e inestimabile di competenze e di professionalità.
Solo per fare alcuni esempi penso alla chiusura di Swisel a Sovicille; alla
difficile situazione della Edilcentro di Chiusi e della Rdb di Montepulciano, i
cui lavoratori sono impegnati dal mese di ottobre in un presidio permanente.
Anche in Amiata si registrano diverse situazioni critiche, come quella della
Rimor, della ex Amtec e di Floramiata. In Valdelsa, uno dei primi territori ad
avvertire gli effetti della congiuntura negativa, continuano le difficoltà del
settore camperistico, che ha visto un’ulteriore contrazione sul piano delle
immatricolazioni nazionali. A questo quadro si aggiunge la grave crisi
dell’edilizia e di tutto il suo indotto: dai laterizi alla produzione di mobili.
Questa fase, purtroppo, ci racconta anche le storie di centinaia di piccole e
piccolissime imprese, di artigiani e di agricoltori, costretti a chiudere le loro
attività, schiacciati dalla morsa delle difficoltà, dell’accesso al credito e dalle
contrazioni dei rispettivi mercati.
Ogni zona della nostra Provincia ha le proprie criticità e caratteristiche e non
è questa la sede per approfondire ulteriormente, ma dovremo attivare una
cabina di regia che ci faccia essere sempre sul pezzo. Dobbiamo riuscire a
cogliere le emergenze per esserci e a seguire con costanza alcune situazioni.
Cito qui una situazione in particolare, ovvero quella di Chianciano Terme su
cui si sta impegnando direttamente anche la Provincia di Siena e su cui
dovremo profondere uno sforzo straordinario.
In questi anni le istituzioni, per prima la Provincia, hanno svolto un ruolo
determinante per rispondere nel breve periodo agli effetti della crisi e per
garantire la coesione sociale, attivando risorse a sostegno del lavoro, del
reddito, della formazione e coordinando oltre 100 tavoli anti crisi. Qui da noi,
nei fatti, l’amministrazione provinciale si è dimostrato un ente forte e
autorevole in grado di svolgere un ruolo attivo di coordinamento,
programmazione e attivazione per la tenuta del territorio.
Per noi la Provincia di Siena non è un ente marginale ma un’istituzione
importante, soprattutto in un momento delicato come questo, anche per la
città, che ha perso la sua guida istituzionale e vive una fase delicatissima di
commissariamento. In questo anno Simone Bezzini e Franco Ceccuzzi erano
riusciti a lavorare fianco a fianco avviando un percorso rivolto al futuro,
confrontandosi a viso aperto con sfide nuove. Sfide che hanno trovato
organicità e comunanza d’intenti, anche su scala regionale, per esempio, nel
Patto per lo sviluppo, siglato da Provincia e Comune di Siena. Insieme a loro
l’impegno di tutti i sindaci è stato quelli di dar vita a quella cabina di regia
integrata, insieme a molti altri soggetti, che, nonostante tutto, potrà dare
importanti frutti.
Un piano di programmazione sinergico attraverso cui consolidare un
modello di sviluppo, che non produca soltanto ricchezza, ma che sappia
generare benessere e coesione sociale. Un patto che si traduca in: qualità della
vita, valorizzazione delle risorse e delle potenzialità territoriali. Un modello
che già esiste e che poggia su alcune eccellenze di valore nazionale, dalle
biotecnologie alla monetica fino alla cultura, all’enogastronomia e alla grande
sfida ambientale di Siena carbon free 2015 e di Siena capitale della cultura
2019. Di fronte alla peggiore crisi economica di questo territorio dal dopoguerra ad
oggi, abbiamo dimostrato di saper guardare oltre l’emergenza e di aprire una
fase nuova, incentrata su un rinnovamento profondo e su un nuovo
equilibrio tra i diversi poteri, a partire dal rapporto tra politica e finanza. In
questa fase difficilissima per la Banca Mps, la politica, la nostra buona
politica, ha lavorato per far arrivare a Siena figure di altissimo profilo
professionale. Al Presidente Profumo e al nuovo cda va dato atto, fra l’altro,
di essersi presentati facendo una scelta non simbolica, ma di sostanza, legata
al taglio delle indennità dei membri.
Sono figure che, come dimostrato anche dal via libera del consiglio dei
ministri all'incremento della dotazione patrimoniale della Banca Monte dei
Paschi, sono riuscite a recuperare, pur con fatica, la fiducia e la credibilità dei
mercati e stanno lavorando, come dimostra anche il Piano industriale
presentato oggi, per superare le criticità immediate, delineare una seria
prospettiva di rilancio nel medio e lungo termine e tutelare l’indipendenza
strategica della Banca.
A poche ore dall’approvazione del piano industriale è prematuro entrare
troppo nel merito. Di certo la fase richiede dei sacrifici enormi e noi
seguiremo da vicino l’evoluzione delle prossime ore a partire dalla questione
occupazionale.
Recuperare redditività, poi, è fondamentale per tutelare il patrimonio della
Fondazione Mps, assicurando il rientro dal debito con le banche creditrici e
l’avvio di un processo di diversificazione del proprio patrimonio sia per
diluire i rischi su più settori, che per reperire altre fonti di redditività.
Si tratta di un cambiamento radicale della missione della Fondazione Mps
che necessita di aprire una discussione sulla revisione dello Statuto della
Fondazione, che parta dalla necessità di superare le idee di autosufficienza e
di chiusura che si sono rilevate inadeguate e interpreti in modo innovativo il
rapporto con il territorio, tenendo conto del nuovo equilibrio tra i poteri.
La Fondazione ha ora la necessità inderogabile di diversificare il proprio
patrimonio. Si tratta di un cambiamento radicale della propria missione che
necessita sia della revisione dello Statuto che di un rapido rinnovamento in
modo da anticipare l'avvio del nuovo corso. In questo quadro, auspico che la
Fondazione, pur consapevole delle difficoltà e dei vincoli che il piano di
ristrutturazione impone, riesca a gestire in maniera condivisa il rapporto con
i comuni, la provincia e le associazioni del territorio.
I grandi poli occupazionali di questo territorio hanno bisogno di grande
attenzione in questa fase. Pensiamo all’Università degli Studi di Siena e al
sistema ospedaliero.
Sul fronte del nostro Ateneo dovremo continuare a monitorare con attenzione
l’avanzamento verso gli obiettivi del piano di risanamento. Passando al
sistema sanitario provinciale, su cui è in corso una riflessione importante da
parte del partito, credo che sia necessario stabilire, quanto prima, quali siano
le ricadute del recente piano socio sanitario regionale 2012 – 2015.
Il vero rinnovamento, anche sui temi appena citati, però sta nel cambiamento
profondo da imprimere al nostro sistema politico, nella capacità di tenere
fuori la politica dagli ambiti gestionali. In questo modo la politica è più forte
ed autorevole e può svolgere al meglio il proprio compito di tracciare linee di
indirizzo e vigilare sul merito e sulle competenze. Una discontinuità reale e
dirompente, dunque, che ci consenta di agire esclusivamente nell’interesse generale,
senza avere le mani legate da logiche personalistiche a ribasso, o da dinamiche correntizie da prima repubblica.
Vedete, la politica è una cosa bella, straordinaria. La Politica è, tra le tante
cose, il modo per decidere insieme per il bene della comunità. Se in questa
fase non abbandonassimo modi di fare vecchi e logori, ci accolleremmo colpe
enormi. Come dare risposte? Con responsabilità e con la preoccupazione di
guardare fuori, agli ultimi, a chi da questa crisi sta ricevendo i frutti peggiori,
a chi ci guarda da lontano. Guardare fuori, perché, a forza di guardare solo
dentro, rischiamo di diventare ciechi.
Enrico Berlinguer sulla questione morale è uno dei nostri punti di riferimento
insieme ad altri esponenti di grandi partiti popolari. “I partiti di oggi –
affermava Berlinguer - sono soprattutto macchine di potere e di clientela:
scarsa o mistificata conoscenza della vita e dei problemi della società e della
gente, idee, ideali, programmi pochi o vaghi, sentimenti e passione civile,
zero. Gestiscono interessi, i più disparati, i più contraddittori, talvolta anche
loschi, comunque senza alcun rapporto con le esigenze e i bisogni umani
emergenti, oppure distorcendoli, senza perseguire il bene comune. Ho citato
questa frase perché penso rappresenti tutti ciò che noi, non vogliamo essere.
Non basta commentare: ci vogliono soluzioni.
A prescindere dagli aspetti più specifici, ci vuole la capacità di proporre idee
e soluzioni. Commentare ciò che accade non basta. Uno dei rischi più grandi
che corriamo con questa crisi è di ereditare una destrutturazione profonda
della nostra coesione sociale, che rappresenta un nostro tratto distintivo ed
irrinunciabile. E’ quel patrimonio senza prezzo di solidarietà, volontariato,
associazionismo culturale o sportivo, luoghi di aggregazione, che noi non
possiamo perdere. Questa ricchezza di patrimonio e di professionalità riflette quella forza della
diversità che caratterizza la nostra Provincia e la nostra Regione. E’ la
diversità dell’offerta culturale e turistica, delle vocazioni produttive e
agricole, ad essere il nostro punto di forza. Per questo motivo, dobbiamo
contribuire nel, partito regionale, per riuscire a contemperare le necessità di
accentramento e standardizzazione di alcuni servizi o settori con l’attenzione
per le diversità. Questo in un quadro in cui si trovino, con serenità, quei luoghi di discussione
e confronto che trasformino una riflessione politica e sociale in proposte
concrete. Sarebbe troppo semplice, infatti, opporsi al cambiamento o
trincerarsi dietro rivendicazioni di campanile.
La nostra, in definitiva, non è una Provincia che ha avuto tanto e adesso non
ha più niente. La nostra è una Provincia che ha avuto tanto perché ha saputo
meritarsi tanto, anzi tantissimo. Probabilmente abbiamo in parte sprecato
pezzi di questa fortuna. Probabilmente avremmo potuto anticipare alcuni
venti di crisi. In ogni caso, ancora oggi abbiamo sul territorio un patrimonio
immenso investito che dobbiamo mettere a frutto. La nostra è una provincia
che ha avuto tanto perché ha saputo meritarsi tanto e quindi ha la forza, le
intelligenze, i talenti, la voglia di tornare a meritarsi tanto.
Questa strada è stata intrapresa dalla Provincia di Siena, dal Comune di Siena
e da tanti altri Comuni, che condivido.
La serietà e la consapevolezza con le quali mi metto a disposizione deriva
non solo dal comprendere la situazione in cui siamo, ma anche dal sapere
cosa ci attende. I prossimi mesi saranno decisivi per il futuro delle nostre
comunità, del nostro partito e del nostro Paese.
L’irresponsabilità di sette consiglieri del Partito Democratico eletti nel
Consiglio Comunale di Siena ha portato alle dimissioni del Sindaco Franco
Ceccuzzi. Una vicenda nota, su cui non rientro qui e su cui ho più volte
espresso il mio pensiero. Un’irresponsabilità che si è contraddistinta anche
nel rifiuto di quei luoghi di confronto e discussione necessari che il gruppo e
il Partito dell’Unione comunale, a cui va tutta la nostra vicinanza, hanno
stimolato e cercato di favorire. Un’irresponsabilità, che condanniamo
politicamente, e su cui poi gli organi competenti faranno luce. Noi dobbiamo
guardare avanti. Adesso c’è un imperativo categorico: tornare a vincere a Siena. Riprendere da
subito in mano, come messo in luce nell’ultimo documento approvato
dall’unione comunale di Siena, quei principi fondamentali messi in piedi in
questo primo anno di legislatura.
Ci sono problemi immediati da affrontare nel nostro partito e nei nostri
Comuni su cui non entro qui, ma già stasera a Poggibonsi mi risulta
convocata un’Assemblea Comunale delicata.
Ci saranno le primarie per il candidato premier, ci saranno le primarie per
individuare i candidati al Parlamento.
Ci sono le elezioni politiche del 2013. Nel frattempo dovremo porre le
condizioni per affrontare al meglio le elezioni del 2014, dove le insidie sono
già oggi maggiori del passato.
Con tutte queste sfide davanti, diventa davvero importante darsi
rapidamente una struttura efficiente e che sappia dare tutte quelle risposte
che fino ad ora ho elencato. Il punto vero è come vogliamo organizzare
questo partito, quale ruolo gli assegniamo nella nostra Provincia oggi.
Una delle richieste più forti che avvertiamo è la necessità di rinnovamento.
Vedete, il rinnovamento non si fa con la carta d’identità, non si esaurisce
mettendo un giovane in un posto o in un altro. Si rinnova se si cambia la
propria agenda politica, le proprie idee e il proprio modo di fare politica. In
questo modo, anche il rinnovamento anagrafico va da sé. Noi non abbiamo
bisogno di dare risposte alla voglia di emergere dei singoli, abbiamo
l’urgenza di dare rappresentanza a quelle generazioni che si trovano fuori dai
giochi, che ogni giorno battono la testa contro una società bloccata, che
vorrebbero avere la possibilità di riscattare le colpe di chi ha fatto si che oggi i
figli abbiano una speranza nel proprio futuro inferiore a quella che potevano
avere i loro padri. Rinnovamento significa anche aggiornare alcune nostre abitudini, alcuni
nostri riti stanchi. La puntualità negli orari di convocazione delle nostre
riunioni, la conciliazione verso i tempi di ciascuno, in particolare delle donne,
la snellezza dei nostri dibattiti. Tanti piccoli accorgimenti che possono
apparire banali ma che fanno parte del rinnovamento della politica.
Vedete, sul partito avrei da dire molto. Il punto centrale è dare sostanza
all’idea che il nostro partito provinciale è il partito dei territori, delle trentasei
unioni comunali, dei centotrenta circoli. Il territorio al centro in modo
paritario e attivo. Da San Gimignano a San Casciano Bagni, c’è bisogno di un
rapporto diretto e continuativo che ci faccia essere squadra in modo
trasversale. E’ fondamentale mettere al centro tutto il nostro territorio
provinciale perché questa è la nostra forza.
Per questo motivo, per dare un segnale chiaro fin da subito, consulterò
direttamente e singolarmente tutti i segretari comunali prima della
costituzione dei nuovi organismi dirigenti. Questo per mettere subito in
chiaro che noi partiamo da qui: dalle unioni comunali e dai circoli.
Per il rilancio del nostro partito, poi, serve costituire organismi nuovi e
funzionanti, che sappiano rispondere alle esigenze che ci si parano davanti.
Per questo motivo, vi propongo di modificare il nostro assetto organizzativo,
fermi restando gli organismi previsti dallo statuto che sono quelli deliberativi
e decisivi.  Serve un esecutivo veramente ‘esecutivo’, cioè che sappia dare al nostro
partito quella dinamicità e quell’indispensabile operatività quotidiana. Serve
poi un luogo di discussione, analisi e sintesi politica, in cui vi siano presenti
tutte quelle esperienze del nostro partito che possano dare un contributo alla
nostra riflessione. Un comitato politico, ridotto nel numero rispetto a quello
uscente, che si ritrovi almeno due volte al mese.
Serve, infine, una segreteria che riesca a programmare la nostra attività
politica all’esterno e che costruisca la nostra agenda, evitando
sovrapposizioni o il rischio di perdere di vista questioni molto importanti.
Questa, in sintesi, la proposta di riorganizzazione del funzionamento del
Partito provinciale che dovremo costruire a partire da un impegno
straordinario di ciascuno di noi. Per poter produrre sintesi avanzate e non
“accordicchi” al ribasso, c’è bisogno di tutto questo. Non sono ammessi, in un
partito democratico e plurale, i “caminetti”. Non sono ammessi
accreditamenti autoreferenziali che travalichino il diritto di contare di ciascun
nostro iscritto. Non sono ammessi meccanismi opachi o poco chiari di
decisione. Alla domanda “dove vengono prese le decisioni?”, ci deve essere
una risposta chiara: negli organismi emanazione delle scelte degli iscritti e dal
confronto con la società.
E’ evidente che tutte queste necessità e programmi si troveranno a dover fare
i conti con la difficile situazione politica che sta attraversando il nostro partito
e di cui abbiamo avuto testimonianza in diversi passaggi. Oggi si apre una
fase nuova, in cui in primo piano vengono gli obiettivi per la nostra comunità
e per il nostro partito. Non mi farò trascinare in un clima di veleni, di
immobilismo, di rivendicazioni cieche. Il mio compito è quello, se mi
eleggerete, di essere il segretario del Partito Democratico, di tutto il Partito
democratico. Per questo, alle tante provocazioni, voglio rispondere con la
serenità e la tranquillità di chi si sta mettendo al servizio. Tanti, tantissimi di
voi mi hanno cercato nelle ultime settimane per costruire questa candidatura,
alcuni invece né mi hanno cercato, né hanno avuto modo di proporre qualche
idea. Non me ne faccio un problema, c’è molto da lavorare. Sia però chiaro
che, come ho detto, da oggi si apre una pagina nuova per il nostro partito a
Una questione ancora sia chiara. La democrazia interna di un partito si
pratica quando le regole sono uguali e chiare per tutti. La vicenda di Siena, su
cui non entro nei dettagli perché sapete come la penso, ci ha consegnato, tra
le tante, una riflessione sul nostro essere partito. Sulle questioni è bene
discutere, dividersi se necessario, battersi per far valere le proprie posizioni.
In questo, ci sono tante armi sul tavolo che si possono usare: la discussione
negli organismi, nell’esecutivo, nel gruppo consiliare, tra gli iscritti… Ma c’è
un’arma che non può essere disponibile sul tavolo, ovvero quella di far
cadere un’Amministrazione ed un sindaco che, grazie all’impegno di tanti e
alla fiducia dei cittadini, abbiamo eletto. Questa opzione non è disponibile in
questo partito perché dobbiamo essere quella forza affidabile, stabile e che ha
cultura di Governo. Le regole non servono, poi, a tutelare un singolo, servono
invece a tutelare ciascun iscritto a questo partito. Nel partito siamo tutti
uguali e, se qualcuno si sente al di sopra degli altri o ritiene di poter
appiccicare etichette a piacimento, si sbaglia di grosso.
Per costruire un partito vivo e vivace, serve che il gruppo dirigente abbia
quattro caratteristiche: autorevolezza, rappresentatività, spirito di sacrificio e
capacità di studio. Due sono le priorità connesse. La prima è quella
dell’innalzamento del lavoro in termini di produzione di iniziativa politica e
la seconda è guardare fuori.
Per questi motivi, vi propongo fin da subito una prima campagna da
sviluppare da lunedì prossimo. Vi propongo una campagna intitolata “tre
idee per il partito democratico senese” da svilupparsi on-line, sui social
network e nelle nostre feste democratiche con il materiale cartaceo.
Il nostro primo obiettivo, soprattutto in vista degli appuntamenti elettorali, è
quello di guardare fuori. Di riuscire ad innescare tutti quei meccanismi che
possano far capire come il nostro sia un partito aperto, plurale, libero, in cui
non serve nessuna presentazione o raccomandazione per entrare. Questo è il
partito dove uno come me, che non ha nessuno in famiglia che fa politica e
che è arrivato ad iscriversi ad un partito solo a venti anni senza alcun
impegno precedente, può candidarsi a segretario provinciale. Questo è il
partito dove chiunque può entrare se ne condivide le idee e i valori e deve
potersi sentire a casa. Questo è il partito dove non serve avere un pedigree,
oppure dove non serve essere legati a qualcosa o a qualcuno. Questo è e deve
essere il partito che ha sempre le porte e le finestre aperte, dove non si deve
mai guardare con diffidenza chi si affaccia per curiosità. Un partito dove chi
pensa di entrarvi per arricchirsi anche solo di un centesimo allora può starne
fuori. Un partito che non guarda di chi sei amico, ma quello che fai, che hai
fatto e che vuoi fare. Un partito che vive sulla rete, nei luoghi di lavoro, nelle
frazioni. Personalmente ascolterò sempre tutti, e sottolineo tutti, con questo
spirito: quello della curiosità, dell’apertura e della voglia di coinvolgere. Chi
ha paura che guardiamo fuori, chi ha terrore delle persone nuove che sche
hanno fatto duecento ragazzi, di cui molti non iscritti, ieri l’altro sulla mia
candidatura, si prepari. L’intento è proprio questo: aprire e smuovere
l’anagrafe dei nostri iscritti per evitare incrostazioni, meccanismi bloccati o,
peggio, autoreferenzialità.
In questo quadro, è fondamentale rilanciare con forza le ragioni fondative del
Partito Democratico, quello straordinario incontro tra culture che fa del
nostro partito un interprete decisivo di questi anni. Penso che dovremo porre
un’attenzione fortissima al mondo del cattolicesimo democratico che nel
nostro territorio non si incarna certamente in una persona, ma è
rappresentato da un variegato e straordinario mondo. Penso ai tanti cattolici
nel nostro partito e a quelli che ogni giorno si donano al volontariato.
Non voglio fare polemica semplicemente perché non sussistono condizioni
logiche di base in chi vorrebbe far passare questo passaggio come un ‘ritorno
al passato’. Bisogna imparare che etichettare gli altri è un grave errore,
soprattutto se si fa sui più giovani che ben poco hanno a che fare con storie
del passato. Qui non esistono né ex né post qualcosa, qui dobbiamo essere
fieramente democratici e democratiche.
Far convivere le culture non significa dare concime alle rendite di posizione.
Da oggi si volta pagina. Far convivere le culture significa portare avanti quel
pluralismo così prezioso per il nostro partito e che garantisco sarà
attentamente guardato. Dicevo del cattolicesimo democratico. Di certo una
delle ragioni profonde del nostro far politica è quella di indignarsi davanti ad
un’ingiustizia, è sentirsi dentro qualcosa che si muove davanti ad un’iniquità.
E’ essere attenti agli ultimi, a chi rimane indietro, per garantire a tutti le
medesime opportunità. E nel pensiero cattolico democratico troviamo la
nostra forza, per fare un solo esempio. Come ha affermato Aldo Moro:
"Nessuna persona ai margini, nessuna persona esclusa dalla vitalità e dal
valore della vita sociale. Nessuna zona d'ombra, niente che sia morto, niente
che sia fuori dalla linfa vitale della società". Queste parole assumono un
valore ancora più forte oggi che, con la crisi
Dovremo battere la strada di un partito fresco ed autonomo. L’autonomia è
cruciale per poter affrontare le sfide. Autonomia non significa però aver
paura, temere chi ha più esperienza, chi la pensa diversamente o chi è più
competente.
E dovremo essere bravi a partire dai circoli. I circoli devono essere, nella loro
eterogeneità, lo scrigno della proposta politica del Partito Democratico. Ai
circoli chiedo anche di scrivere, di inviare i verbali delle loro riunioni, di fare
proposte anche concrete. Lavoreremo su questo.
Altro impegno inderogabile è quello del confronto continuo e di un rapporto
forte, seppure nel rispetto delle reciproche autonomie, con le associazioni, i
sindacati, le categorie.
Per essere credibili occorre essere uniti. Un appello all’unità in questa
assemblea è doveroso. Unità non significa mera sommatoria di interessi,
unità non significa giocare al ribasso. Mi faccio carico, assieme a voi, di
ricostruire l’unità di questo partito, sulle basi della sintesi e dell’interesse
generale. Con il lavoro collettivo, l’impegno e l’elaborazione, vedrete che
potremo fare passi più grandi di quelli che nella giornata di oggi possiamo
anche solo lontanamente immaginare. Voglio ribadire che il mio obiettivo è
quello di essere il segretario di tutto il Pd.
E in questo possiamo contare su tantissime risorse. Abbiamo una conferenza
delle donne eletta, con una portavoce che si dà da fare e un valido gruppo
che la coadiuva
Abbiamo un’organizzazione giovanile che ci invidiano in tutta Italia. Mi
sembra scontato per il percorso che ho fatto dire che i Giovani Democratici
saranno tenuti in considerazione massima e anzi coinvolti nella nostra azione
politica. Un’organizzazione giovanile autonoma, forte, radicata è un
toccasana per il nostro partito, tanto più oggi. Voglio rispondere qui, e lo farò
poi persona per persona, a quell’appello di duecento giovani per la mia
candidatura. Questo appello è una delle ragioni per cui mi trovo qui a fare
questa dichiarazione di intenti. Tanti ragazzi e ragazze, iscritti e non iscritti,
che vogliono una politica più trasparente, dinamica e vera. In cui conti il
merito e la competenza e non la fedeltà o gli interessi di bassa lega.
Soprattutto nelle ultime ore mi sono arrivati tantissimi messaggi su face book e
sul cellulare che mi spronavano ad andare avanti, a guardare oltre. Ringrazio
tutti per questa fiducia, che spero di ripagare, e chiedo una sola cosa: siate
presenti.
Una particolare attenzione andrà posta, infine, al rapporto con i partiti
provinciali di Arezzo e Grosseto, proseguendo nei dialoghi già avviati,
perché sia per le possibili prospettive istituzionali che per la larga omogeneità
delle nostre Province dovremo sempre più fare squadra.
Voglio concludere questa relazione con pochi auspici. Il primo auspicio è che
si possa quanto prima trovare ulteriori formule di coinvolgimento diretto dei
nostri iscritti e dei nostri circoli. Anch’io, come molti di voi, sarei stato più
soddisfatto di un congresso o di una conferenza organizzativa da tenersi
subito per l’individuazione del nuovo segretario e dei nuovi organismi
dirigenti. Le tempistiche che purtroppo hanno portato alle dimissioni del
nostro Segretario Provinciale Elisa Meloni, ci hanno reso difficile
intraprendere subito questa strada, con la stagione delle feste e quella estiva,
con all’orizzonte primarie nazionali sul candidato premier o addirittura le
elezioni anticipate. Questo non significa che questa assemblea non abbia
legittimità. E’ la fase straordinaria che ci chiama a dover coinvolgere
direttamente i nostri territori. E questo lo faremo certamente e presto, a
partire da una grande conferenza programmatica ed organizzativa nei
prossimi mesi. Chi cerca di delegittimare questa assemblea, delegittima il
partito e tutti voi.
Il secondo auspicio è una richiesta a tutti voi e ai tanti che in questi giorni mi
hanno cercato o contattato, e ai tanti che rendono così grande il nostro partito.
La richiesta di esserci. Di essere presenti, di partecipare, di metterci le idee e
la faccia. Solo così possiamo ricostruire. Solo così possiamo dare una risposta
alla vecchia politica della delega in bianco.
In conclusione, vi devo ringraziare per questa importante occasione. Ho
sempre pensato che la politica sia una cosa straordinaria e nessuno mi può
fare cambiare idea. Per me significa tutto, fin da quando l’ho conosciuta
candidandomi a fare il rappresentante di istituto di un Liceo Classico. Mi
ricordo ancora l’entusiasmo che avevo, le persone che avevo attorno e con cui
condividevamo pomeriggi interminabili, la voglia di pensare soluzioni, idee,
progetti per quella scuola. Un fermento continuo e incessante. Sono felice di
percepire ancora lo stesso fermento, la stessa passione, una passione che di
certo non sarà sopita dalle anticaglie della vecchia politica, dai tatticismi
dell’interesse di bottega. Una passione che, con massima umiltà, vi offro,
consapevole che da solo non potrò fare niente, ma insieme potremo fare
molto.
In questi ultimi giorni, alcuni, al di fuori dal nostro partito, mi hanno fatto
una domanda. Mi hanno chiesto in sostanza: “ma chi te l’ha fatto fare?”, Non
avessi avuto la fortuna, negli anni passati, di fare il segretario della giovanile
prima e il responsabile del dipartimento partito poi, forse non me la sarei
sentita. Ma queste esperienze mi hanno permesso di battere “palmo a palmo”
tutto il nostro territorio, frazione per frazione e quartiere per quartiere, tanto
che ci conosciamo quasi tutti qui dentro. Un’attività faticosa e incessante, ma
densa di emozioni, di occasioni di confronto e di crescita. Un’attività che mi
ha fatto conoscere tante persone, tante facce che ho ben presenti davanti a me.
Ecco: sono quelle facce, quelle persone, voi, che non mi hanno fatto esitare
per un solo istante dal candidarmi. Perché so che questo partito nei suoi
trentasei comuni ha così tante risorse, così tante persone valide che
certamente non sarò solo in questa difficile avventura.

Per questo vi ringrazio.
Niccolò Guicciardini


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