15-07-2008
CASO DEL TURCO, TONINI: "QUESTA VICENDA INSEGNA CHE SERVONO NUOVI DIRIGENTI AL SUD"
«Tenendo un attimo da parte il versante giudiziario della vicenda, il caso abruzzese deve spingerci a una riflessione seria sulla qualità della classe dirigente del Pd nelle regioni meridionali. Vedo un brutto appannamento della nostra azione politica, una diffusa stanchezza a cui dobbiamo presto dare una risposta. Serve un rinnovamento nel Mezzogiorno». Giorgio Tonini fa un passo avanti, e bello lungo, rispetto al suo segretario. Se Walter Veltroni ieri s’è limitato a una dichiarazione di routine sull’arresto del governatore abruzzese Del Turco, il suo fedelissimo invece coglie l’occasione per lanciare un messaggio a una parte del partito. Per lei quindi la vicenda è da inquadrare in una cornice più ampia, da interpretare in un’ottica strettamente politica? Anche. Il fatto è che non possiamo permetterci di continuare ad essere delegittimati agli occhi dei nostri elettori meridionali. Dopo i casi della Campania e della Calabria, l’arresto di Del Turco è un altro colpo alla nostra immagine. Andando di questo passo corriamo il rischio di perdere tutte le regioni del Sud nel 2010. Qualche campanello d’allarme è suonato già alle scorse politiche. Esatto. Nel 2005 abbiamo conquistato tutte le regioni, ad eccezione di Molise e Sicilia. Solo tre anni dopo invece, abbiamo raggiunto un risultato deludente. Una delle ragioni del tonfo elettorale è proprio lo scarso feeling che abbiamo avuto in quella parte d’Italia. Basti pensare che il Sud è stata l’unica area geografica dove l’esperimento del Pdl ha funzionato, raggiungendo risultati migliori di An e Forza Italia messe assieme. Cosa fare allora? Bisogna investire fortemente nel rinnovamento della classe dirigente così come nel superamento dei vecchi metodi di far politica. Altrimenti non si va da nessuna parte. Purtroppo la mia sensazione, per quello che posso conoscere di quella realtà, è che non sempre nel Sud siamo avvertiti come una forza riformista, portatrice di cambiamenti. Oscilliamo fra picchi di critica e denuncia contro la mafia o la camorra e momenti di ordinaria amministrazione del potere secondo vecchi vizi e vecchie virtù. Insomma, servirebbero nuovi dirigenti che sappiano tenere assieme i temi della questione morale e della legalità con quello dello sviluppo economico. Ascolterete anche la società civile? Per la prima volta pezzi di società civile ci hanno indicato la strada da seguire. Penso alla Confindustria siciliana o alle associazioni anti-pizzo. Non possiamo pensare di cavarcela anche stavolta con la tattica delle alleanze, anche perché proprio il contendersi col centrodestra certi alleati, espressione del peggiore trasformismo, ci ha fatto andare indietro invece che avanti. Concentriamoci sul piano giudiziario della vicenda Del Turco. Che idea s’è fatto? Prima di tutto l’arresto mi ha addolorato da un punto di vista umano, visto che conosco personalmente il governatore. Bisogna avere grande prudenza, non essere né innocentisti né colpevolisti. Sarà il processo a dimostrare o meno la consistenza delle accuse. Guai a buttarla in politica. Cosa che invece hanno fatto sia Berlusconi che Di Pietro. Entrambi sono già arrivati a sentenza: uno in un verso, l’altro in quello opposto. Un atteggiamento tribale, non da paese civile. Resta il fatto che, entrando nel merito, in Italia è sempre la sanità al cento dello scandalo. Purtroppo la sanità vive una situazione contrastante: da un lato il sistema è in media di qualità molto elevata, dall’altro è flagellato da una gestione poco trasparente in tema di nomine e di appalti pubblici. Sul primo punto occorre cambiare la legge mentre sul secondo è soprattutto la politica a doversi dare una regolata.

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