19-09-2008
ALITALIA, FINE DI UN DISASTRO ANNUNCIATO. LA CORDATA DEL PREMIER SI DISSOLVE
Tutto da rifare. La Cai si è ritirata. La cordata italiana, fortemente voluta dal Presidente del Consiglio, che doveva salvare le sorti di Alitalia, dopo gli annunci spot degli ultimi cinque mesi, non esiste più. Si è sciolta con le sue stesse mani dopo le pressioni, anzi gli aut aut lanciati ai sindacati. All’appello per la firma di questo accordo con le parti sociali mancava la Cgil, dopo il via libera di Cisl, Uil e Ugl, impegnata fino all’ultimo momento nel tentare il possibile per salvare i dipendenti di Alitalia lanciando una controproposta, insieme ad Anpac, Unione piloti Anpav, Avia e Sdl, un’offerta che a sua volta la Cai non poteva rifiutare. Invece dopo le prime indiscrezioni, nel tardo pomeriggio la conferma ufficiale: la Cai non esiste più e ha ritirato l'offerta per Alitalia. A Fiumicino la notizia è stata accolta con esultanza dai dipendenti, dopo che nel pomeriggio erano partite le prime lettere per la cassa integrazione. Una sigla sindacale ha rassicurato sulla continuità aziendale che sarà garantita dagli stessi dipendenti. "Siamo di fronte al baratro", si affrettava a dichiarare il premier, dopo aver ovviamente fatto ricadere le responsabilità del fallimento di questa trattativa sulla Cgil e sui piloti. Responsabilità immediatamente rimandante al mittente dal segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani, che replica così a Berlusconi: “Piuttosto che cercare capri espiatori, governo e Presidente del consiglio si assumano le proprie responsabilità per come hanno gestito tutta la vicenda Alitalia e la trattativa con le parti sociali”. “Se siamo arrivati fin qui Berlusconi non cerchi colpevoli, replica anche Pier Luigi Bersani, ministro dell’Economia del Governo ombra del PD: “Il colpevole è lui. Purtroppo questo è l’esito di una operazione spregiudicata e irresponsabile che il Governo ha imposto e ha mal guidato”. "Un disastro" - non esita a definirlo Andrea Martella, ministro per le Infrastrutture e i Trasporti del Governo ombra del PD - un esito che amareggia e addolora e che dobbiamo alle prese di posizione dell’attuale premier, che prima ha impedito una soluzione forte e già raggiunta, poi non è riuscito a costruire un’alternativa valida, portando una parte dell’imprenditoria italiana in un’operazione di facciata rischiosa e avventata". E come denuncia Cesare Damiano, vice ministro del Lavoro nel Governo Ombra, "nel corso della trattativa si è volutamente ricercata la divisione del sindacato caricando di significati politici un negoziato che doveva e deve avere contenuti e soluzioni ritagliati per l’azienda e i suoi lavoratori". "Il presidente del consiglio stesso, che chiede a tutti senso di responsabilità - conclude Damiano - dovrebbe domandarsi se è stato responsabile il suo contributo decisivo al fallimento della precedente trattativa con Air France". Dopo questo ennesimo fallimento del governo con Alitalia, è invece "il momento di tenere i nervi a posto", ripete Bersani: Non siamo davanti a un baratro. C’’è spazio per evitare il fallimento”. Secondo Bersani “è possibile rimettere nel solco la procedura”, poiché ritiene “che il commissario anche attraverso l’alienazione di beni non essenziali possa prendersi il breve tempo necessario a pubblicare un avviso che solleciti proposte”. “Sono convinto – sottolinea il ministro ombra dell’Economia - che possano esserci disponibilità di attori internazionali e che possano essere eventualmente in questo quadro meglio utilizzate disponibilità e risorse dell’imprenditoria italiana”.

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