03-04-2009
LA SVOLTA CONSERVATRICE DI PRC A SAN GIMIGNANO: ECCO IL MOTIVO DELLA ROTTURA
La svolta conservatrice di PRC a San Gimignano. Partiamo dai fatti. Il primo fatto è che PRC di San Gimignano sembra preoccuparsi più dell’eccessivo rancore che nutre verso il Pd locale che dall’interesse di spiegare ai cittadini il perché, nei fatti e non nelle “chiacchere”, non si sia potuto e voluto trovare (da parte loro) un accordo per le prossime elezioni amministrative. Ma procediamo con ordine. E’ un fatto, è vero, che il Pd fin dal giugno 2008 abbia dichiarato pubblicamente la volontà di lavorare per una rinnovata coalizione di tutto il centrosinistra. Volontà ribadita più volte a partire dal verificarsi di una condizione essenziale: l’accordo sulla visione futura e sulle scelte di fondo per San Gimignano. Così come è un fatto che questa volontà non sia stata mai dichiarata pubblicamente da PRC, né tanto meno dimostrata nei fatti e negli atteggiamenti al tavolo della nascente coalizione. PRC nel suo comunicato del 25.03.2009 dichiara di voler partire dai fatti ma ne omette alcuni. Si accuserebbe il Pd di un cambio repentino di strategia politica quando così non è. PRC finge di stupirsi del mancato accordo. Si dice che nella riunione della coalizione del 12 febbraio, precedente alla rottura, “nessuno aveva mosso rilievi programmatici o politici tali da far presagire la presa di posizione del 2 marzo”. I fatti a volte parlano chiaro, se però si raccontano tutti. Di quella riunione PRC dimostra scarsa e malevola memoria. Per onestà intellettuale e per verità dei fatti in quella occasione furono mossi, proprio dal segretario del Pd, ben più di un rilievo sulla proposte programmatiche presentate da PRC. Una proposta programmatica giudicata da noi dall’impianto vecchio e non adeguato alla complessa modernità di San Gimignano. In quella proposta non vi si ritrova nessun elemento di continuità amministrativa e politica con gli ultimi dieci anni di governo (ai quali la stessa PRC ha peraltro contribuito!), nessun accenno (negativo o positivo) a quello che è stato il principale atto delle due legislature come il Piano Strutturale e il conseguente Regolamento Urbanistico (tutti strumenti di governo del territorio votati da PRC dopo aver contribuito fin dal 2001 a tracciarne le linee di indirizzo), nessun accenno ad una saggia “politica delle entrate” comunali, ma solo una politica della “spesa pubblica” senza aver il benché minimo senso della complessità degli strumenti che oggi incalzano un Comune ed i suoi equilibri di bilancio (primo tra tutti il patto di stabilità interno). Ma, sempre per stare ai fatti, possiamo continuare. Nessun interesse per le frazioni del nostro comune, una visione certo necessaria, ma troppo schiacciata sul ruolo che deve giocare il solo Centro Storico; nessuna accenno, se non in chiave polemica per quanto fatto fin qui, al settore delle politiche sociali col paradosso di attaccare proprio l’assessorato che in questi anni è stato espressione di PRC; nessun accenno all’urgenza ed all’importanza della questione energetico ambientale, anche in chiave locale, col tema ambientale declinato nella sola versione della gestione dei rifiuti; una visione della cultura vecchia e polverosa a e per San Gimignano, superata già nei fatti e dalle scelte amministrative di questi anni; una concezione dell’economia sangimignanese ancorata al passato, incapace di fare proprio il concetto di attività produttive e dare risposte moderne ed efficienti a queste attività presenti sul nostro territorio. Tutto questo abbiamo rappresentato e non ci siamo sottratti a nessun confronto programmatico. Chi ha abbandonato il tavolo, stizzito e con male parole, è stato il segretario di PRC. Ecco un altro dato di fatto che PRC omette di dire. Poiché, per l’appunto, la politica è una cosa seria PRC farebbe meglio a non occuparsi del gossip politico locale. I sangimignanesi hanno compreso che la rottura è avvenuta sulle “cose da fare” per San Gimignano e non sulle persone. Certo, non farà piacere ai sostenitori di PRC sapere che il loro attuale segretario è lo stesso che appena 5 anni fa si presentava alla presidenza della Provincia a capo di una lista civica “Territorio e Futuro” di dubbia collocazione politica e marcatamente contro i partiti. Ma questo non è affar nostro. E’ compito nostro, invece, ricordare a PRC che la storia dei grandi partiti politici locali si rispetta a partire dalla serietà delle cose che si fanno e che si raccontano ai cittadini. Non come fatto recentemente sul Regolamento Urbanistico, proprio dal segretario di PRC, denunciando ciò che non esiste ed esponendosi ad una brutta figura per il solo fatto di non aver trovato il tempo e la voglia di leggersi le carte. Infine, è giunto il momento che PRC la smetta di confondere il consenso maggioritario del Pd a San Gimignano, che è frutto di lavoro, impegno, dedizione, credibilità e serietà delle tante persone che animano il nostro partito, con concetti che non appartengono alla nostra cultura ed alla nostra pratica politica. Nonostante tutto, per quanto ci riguarda, le porte del centrosinistra locale resteranno aperte anche in futuro. Prima però PRC si chiarisca le idee e soprattutto scelga se tornare ad essere quella forza di progresso che in questi anni ha dimostrato di voler essere per San Gimignano oppure se essere quella forza di conservazione che invece è diventata in questi mesi. E’ questa la vera e sola deriva politica che c’è stata a livello locale. Esecutivo dell’Unione Comunale PD San Gimignano 30.03.2009

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