03-04-2009
CRISI IN VALDELSA: LA CGIL DISEGNA UNO SCENARIO FORSE MAI VISTO PRIMA PER LA NOSTRA ECONOMIA
Crisi in Val d'Elsa: si parla del periodo più nero mai affrontato da questo territorio. La situazione disegnata dalla Cgil. La situazione economica in Val d'Elsa è "delicata", e non è una novità, ma forse ancora non si è percepita l'estrema gravità del momento. La Cgil lancia un allarme che coinvolge l'intera Provincia di Siena ma che vede uno dei punti più critici proprio in Val d'Elsa. "Qui tutti i giorni c'è chi perde il proprio lavoro, e non si salva neanche l'artigianato. Sicuramente si parla del periodo più nero mai affrontato da questo territorio". Le regioni per ribadire la gravità della crisi viene espressa dalla dirigenza del sindacato: " Non dobbiamo abbassare la guardia sui tanti fronti che siamo chiamati ad affrontare". Nell'esporre lo stato dell'economia valdelsana, infatti, si tende a specificare che l'aumento esponenziale della cassa integrazione è solo uno dei tanti problemi. Nelle statistiche "di crisi" non rientrano tutti i lavoratori con contratto a termine a cui non verrà rinnovato l'impegno, e che di fatto andranno ad aggiungersi ai disoccupati, non rientrano tutte le piccole aziende sotto i 15 dipendenti che sono costrette a mandare a casa il personale, e di cui è difficile ottenere un numero credibile. Ed adesso dopo le procedure di cassa integrazione stanno arrivando i processi di mobilità, cioè i licenziamenti. In Val d'Elsa tante grandi e piccole aziende sono sulla graticola: per la Trigano si parla di 98 persone, per la Pramac 60, per Aurora cucine di 6, Elsa cucine di 9 e tante altre ancora, per non parlare della Florence con gli oltre 150 già senza lavoro. A questo proposito la Cgil ribadisce l'esigenza di imporre prima di tutto il blocco dei licenziamenti, per non perdere le competenze e per darsi una chance nel futuro. "Abbiamo anche chiesto - afferma Claudio Vigni - alla Fondazione Mps di intervenire con il Bando straordinario sui precari. Altro punto è permettere ai cassa integrati di svolgere attività socialmente utili per uno stipendio minimo (400 euro), così da permettere alle famiglie di guardare in positivo alla fine del mese". Oltre a queste questioni non vanno scordate le "derive" che la crisi sta creando nel nostro territorio e non solo. Molti lavoratori devono far fronte a ritardi importanti ("si parla di mesi") nel pagamento degli stipendi, con impossibilità di trovare altre soluzioni. Altri si sono trovati costretti ad accettare gli accordi per la mobilità volontaria per le proprie gravi situazioni economiche, cioè accettare seppur esigue buone-uscite per far fronte a situazioni debitorie pesanti, condannandosi, di fatto, a non avere un futuro. Dalle varie Rsu si condanna poi l'atteggiamento delle aziende di sfruttare la situazione per "ristrutturazioni interne unilaterali". "La dirigenza - ci dicono - stravolge il proprio organico come vuole, senza contrattazione aziendale, alterando anche i ritmi di lavoro. In pratica un ricatto, visto che il prezzo del momento viene pagato in maniera differente dalla proprietà e dai lavoratori". Altra questione fondamentale è la sicurezza e la Cgil condanna a gran voce il livello basso di attenzione, anche da parte degli stessi operai, su questo argomento. Ultimo appello è alla famosa solidarietà sociale. "Bisogna essere consci che non si è toccato il fondo e che le altre associazioni di categoria, Industriali e Cna per esempio, devono essere disposte a collaborare".

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