21-08-2009
PUBBLICA (D)ISTRUZIONE: LA GELMINI E I TAGLI ALLA SCUOLA
La Gelmini contro tutti: taglia alla scuola 8 miliardi, licenzia 45mila docenti e attacca il Tar. Bimbi capricciosi e studenti svogliati, state tranquilli! Non è detto che a settembre si torni a scuola. Non si tratta di una calamità naturale (questione di punti di vista), né di una guerra imminente, è solo l’effetto degli ultimi provvedimenti firmati Maria Stella Gelmini, un nome, una garanzia. Il ministro che in soli 16 mesi ci ha deliziato con classi ponte e maestri unici torna più agguerrito che mai e questa volta si salvi chi può: studenti, insegnanti precari, addirittura il Tar. Docenti e materie: diamoci un taglio! Tremonti ordina, Gelmini esegue. Il paese ha bisogno di soldi e dove andarli a prendere se non nelle scuole? Le forbici del governo porteranno via all’istruzione ben 8 miliardi in tre anni con conseguenze pesanti tanto sui docenti quanto sugli studenti. Nelle scuole elementari via al maestro unico, abolizione di tutte le compresenze ed eliminazione di alcune materie, mentre nelle scuole superiori torna la figura del professore “all-inclusive” che coprirà la bellezza di 18 ore settimanali. Effetto tzunami anche per quanto riguarda il personale di sostegno che nel bilancio scolastico tende sempre più ad occupare la voce “superfluo” e che dal prossimo settembre non riuscirà a seguire dignitosamente tutti gli studenti portatori di handicap. Il governo che toglie al povero per dare al ricco. E se come ministro la Gelmini è da 2, merita un bel 10 nella sua inaspettata veste di prestigiatrice. E già, perché gli otto miliardi sottratti alla scuola pubblica riappaiono quasi per magia nelle casse delle scuole private, anzi la maga Stella riesce addirittura a moltiplicare il ricco bottino regalando alle paritarie 13,4 milioni di euro. E pensare a tutte le volte in cui il faccino triste della ministra ha annunciato che “purtroppo” non c’erano soldi per i precari dell’istruzione… Via alla pubblica (d)istruzione. Ma tutto ha un prezzo, e la politica del risparmio riscuoterà il suo alla riapertura delle scuole. Paradossalmente è proprio questa ad essere in dubbio, considerato che alle classi zeppe di studenti si contrapporrà un deserto di personale docente e Ata. 42mila docenti e 15mila bidelli segretari amministrativi passeranno i prossimi nove mesi (e chissà quanto altro tempo dopo)lontano dalle aule. Maria Stella contro tutti: guerra al Tar. Ma niente paura, non saranno soli. A loro si aggiungeranno i 18mila precari annuali che da tempo tirano avanti senza nessun ammortizzatore sociale e che grazie al taglio delle supplenze vedranno sparire anche l’infame speranza di un lavoro a scadenza. Il ministro Gelmini aveva stabilito , per l’assegnazione dei posti di cattedra, che chi fa domanda in province diverse dalla propria venga automaticamente posizionato in fondo alla lista, invalidando così il punteggio. Era seguito un ricorso al Tar e la successiva ordinanza sospensiva del decreto. Il Tar aveva così riaffermato la possibilità dell’inserimento “a pettine”, mantenendo cioè lo stesso punteggio in diverse sedi. Ma il ministro non ci sta e rispolverando la sua laurea in giurisprudenza e il suo meritatissimo titolo di avvocato annuncia la controffensiva: il ricorso al Consiglio di Stato, azzardato ma concessole dalla legge. E nel caso in cui andasse male anche questo tentativo? In quel caso si passerà alle maniere forti ed ad un decreto-sanatoria che invaliderà la decisione dei giudici. Non molto ortodosso, per non dire illegale, ma in fondo la storia ha dimostrato che quello fra la Gelmini e il mondo del diritto è un amore non corrisposto. La presa di posizione del Partito Democratico. "Grande è la preoccupazione nel mondo della scuola alla ripresa di settembre per il pesante taglio di insegnanti praticato dal Governo in Emilia Romagna, che penalizza le famiglie e la qualità della didattica. - dice la senatrice Mariangela Bastico, portando come esempio una delle regioni maggiormente colpite dalla riforma selvaggia – Di fronte all'aumento degli alunni di ogni ordine di scuola, mancheranno gli insegnanti necessari e non si riuscirà a dare una risposta positiva alle richieste per le scuole dell'infanzia e per il tempo pieno. I territori, e in particolare i Comuni, saranno lasciati soli ad affrontare le esigenze di giovani, bambini e famiglie senza poter disporre delle risorse necessarie, anzi, dovendo già fare i conti con i tagli ai trasferimenti locali effettuati dal governo di centrodestra".

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