09-02-2010
NO AL NUCLEARE SI ALL'EFFICIENZA E AL RISPARMIO ENERGETICO
Bersani: “Dalla Green Economy può venire una risposta alla crisi”. Green economy per uscire dalla crisi. Per il leader democratico le tematiche del lavoro, del sociale e dell'ambiente sono i tratti distintivi del Pd e le bandiere da impugnare da qui alle regionali. Ed è proprio la Green Economy la chiave per affrontare la crisi economica ed occupazionale che sta piegando le ginocchia al Paese. Un concetto diametralmente opposto alle politiche del governo ossessionati dal paradigma “più crisi, meno ambiente”. “Noi diciamo che dalla Green Economy può venire una risposta alla crisi” ha ribadito Bersani. “Dobbiamo dire al governo che così le cose non girano; abbiamo dimostrato di essere un partito che sente su di sé la responsabilità di una alternativa che ora dobbiamo portare al governo dei territori, perché è difficile che Berlusconi vada via da solo; abbiamo le nostre difficoltà ma non siamo messi così male». Infine, fare proprio dell'ambiente e della Green Economy la mission del centrosinistra che si candida a governare le Regioni in una stagione decisamente meno favorevole di quella che segnava gli anni Settanta e il dopo-tangentopoli. Su come valorizzare l'ambiente ed eliminare gli sprechi di energia, la destra è sorda e in grande difficoltà. La risposta che ci viene data è semplicistica e di comodo. A partire dal ritorno al nucleare che nessuno vuole. “Noi la scelta del ritorno al nucleare non la diamo per fatta ma al governo nazionale e a chi si candida a governare le Regioni dobbiamo chiedere chiarezza: dicci sì o no e dove vuoi le centrali, e non dopo le elezioni, si pronuncino, gli impianti non li fa mica mandando i carabinieri”. Una missione trasparenza a cui nessuno dei candidati del centrodestra ha dato la propria disponibilità. Troppo scomodo ed impopolare parlare di nucleare prima del voto. Sarebbe una sconfitta clamorosa. Alla iniziativa degli Ecodem, oltre a Stella Bianchi, responsabile Ambiente del Pd, i senatori Roberto Della Seta, Francesco Ferrante e il deputato Ermete Realacci, ha partecipato anche Emma Bonino, candidata a governare la Regione Lazio per il Centrosinistra. "La sfida per la politica, in questo passaggio d’epoca, non è soltanto regolare il mercato, ma orientare l’economia verso la nuova frontiera della sostenibilità" ha spiegato Fabrizio Vigni, presidente nazionale degli Ecologisti Democratici. La tesi è che l’economia verde rappresenta il miglior investimento che possiamo fare per contrastare la recessione e creare posti di lavoro. Vigni ha indicato 3 strategie economiche: "In primo luogo promuovere efficaci politiche industriali che coinvolgano tutti i settori produttivi e non solo quello energetico. In secondo luogo politiche fiscali più giuste che spingano la società verso una maggiore equità e l’economia verso una reale sostenibilità. E terzo, politiche concrete a sostegno della qualità ambientale”. L’intervento di Fabrizio Vigni si è poi focalizzato sul ruolo attivo che possono rivestire le Regioni nella promozione dell’ambiente e nella modernizzazione economica dell’economia e nella necessità di valorizzare la Green Economy quale tratto distintivo dell’identità del Pd, mettendola nel "cuore dei programmi, centro di una nuova visione dello sviluppo, che guarda tanto alla crescita intelligente e regolata dell’economia, quanto alle ragioni dell’ambiente e della qualità della vita. Per questo i programmi elettorali, in vista delle elezioni regionali non dovranno eludere tre questioni fondamentali: la rivoluzione dell’efficienza energetica e delle energie rinnovabili; un governo del territorio che contrasti la rendita immobiliare, il dissesto idrogeologico ed orienti la pianificazione urbanistica verso la riqualificazione ed il recupero del patrimonio edilizio; lo sviluppo dei servizi pubblici locali (acqua, rifiuti, trasporto) efficaci, sostenibili e adeguatamente finanziati". Nuclere, un NO non ideologico. La relazione ha poi affrontato il tema del nucleare: "Nella nostra posizione non c’è nulla di ideologico. Siamo contrari perché c’è un problema di costi economici troppo alti ed incompatibili con le logiche del mercato libero dell’energia e perché ci sono problemi irrisolti di gestione e di sicurezza per lo smaltimenti delle scorie". Insomma "Berlusconi racconta un’enorme frottola agli italiani quando afferma che con il nucleare ci sarà un risparmio sulle bollette elettriche delle imprese e delle famiglie. E’ vero esattamente il contrario: senza un forte sostegno pubblico l’attuale nucleare non è competitivo e i costi ricadrebbero proprio sulle tasche degli italiani, che già oggi ogni anno pagano 400 milioni di euro sulle bollette elettriche per smaltire le scorie del vecchio nucleare”, ha spiegato Ermete Realacci, responsabile green economy del PD commentando le affermazioni del premier sul nucleare. Dei dati ci fanno riflettere (forse Berlusconi, Scajola e Tremonti non li conoscono...): è proprio per ragioni economiche che in tutto l’Occidente sono in costruzione due soli impianti nucleari e negli Stati Uniti, dove la produzione di energia elettrica è da sempre totalmente privatizzata, è dagli anni ’70 che non si avvia la costruzioni di nuovi impianti nucleari. Ecco perché per Realacci, “solo con imbroglio il nucleare diventa economico. La stessa Enel per far stare in piedi il conto economico dell’impresa nucleare ha chiesto al Governo un prezzo fisso per il Kilowattora nucleare. L’opposto di un prezzo inferiore all’attuale e contrario all’interesse dei cittadini. Basta con la propaganda e le bugie agli italiani. I cittadini hanno bisogno di trasparenza e di scelte che badino ai loro interessi perché soprattutto in un momento di crisi è necessario puntare su misure che danno risultati a breve termine, sostengono e rendono più competitiva l’economia e l’aumento occupazionale. Per il nostro paese questo vuol dire puntare sul risparmio e l’efficienza energetica, sulle fonti rinnovabili, sul recupero energetico del patrimonio edilizio esistente, sul ricambio dei beni durevoli orientato su base ambientale". Vigni ha poi posto l’attenzione sulla società e sugli stili di vita: “New deal ecologico – ha ricordato – significa anche cambiare comportamenti collettivi ed individuali promuovendo consumi più responsabili ed intelligenti. Abbiamo bisogno di un nuovo civismo che potremmo chiamare civismo ecologista”. Non è mancato un passaggio sul ruolo degli Ecologisti. Democratici: "La nostra scommessa rimane quella di far divenire il Pd un grande e moderno partito ecologista. Rinnovando, al tempo stesso, l’ambientalismo, per superare definitivamente ogni logica minoritaria e fondamentalista. Non siamo una corrente – ha ribadito – ma siamo convinti che un modello vincente e radicato di partito debba essere articolato ed arricchito da aree che provengono da culture politiche non omologate ma convergenti". Tra gli interventi quello della Bonino, che ha fatto del rispetto dell'ambiente una questione di stile di campagna elettorale: “non imbrattiamo la città con i manifesti, inventiamoci altre forme di propaganda, addobbiamo finestre e finestrini delle auto”. “Ero una bambina quando manifestavo contro la centrale di Montalto di Castro” ha dichiarato la Bonino. Sul fatto che la cittadina del viterbese potrebbe essere uno dei siti scelti dal governo per una nuova centrale nucleare, indica l'ambiguità di Renata Polverini, la sua avversaria: “Non basta dire che sentirai i cittadini. E ci manca pure che non li senti! I consulenti non le mancheranno, se la sarà fatta una idea del territorio e del nucleare, potrà dire se secondo lei mettere lì una centrale è sostenibili e quali sono i costi-benefici. Noi l'alternativa la forniamo”. Un'alternativa legata “all'efficienza energetica, portatrice di posti di lavoro. Altro che le loro promesse. Quale è l'ultima? Centomila posti di lavoro a Roma in due anni? Può darsi che funzioni in campagna elettorale, io dubito, ma se ci fosse il contraddittorio mi piacerebbe chiedere ad Alemanno dove, in base a quale progetto e a quale visione del Lazio pensa di creare queste opportunità di lavoro». Il sindaco di Roma viene ulteriormente ripreso dalla Bonino in merito alla possibile vendita di azioni del Comune all'azionista di minoranza Caltagirone. Si parla di Acea e di privatizzazione dell'acqua pubblica. Così come sul nucleare il NO è categorico.”Una ipotesi di privatizzazione dell'Acea in questa situazione di totale opacità è inaccettabile, non siamo Alice nel paese delle meraviglie e sappiamo gli interessi che ci sono in gioco, ma oggi privatizzare Acea soddisfarebbe solo qualche potente-prepotente ma non sarebbe una scelta per i cittadini”.

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