07/06/2011
Referendum: Quattro si per la democrazia
Il Referendum è un importante istituto democratico che spinge i cittadini ad interrogarsi su temi che riguardano la nostra convivenza ed importanti scelte politiche del nostro Paese. Per questa ragione ritengo che vada combattuto ogni tentativo di scippo. Il Pd in questi giorni sta discutendo nei circoli del territorio, illustrando i quesiti, invitando alla mobilitazione e spiegando le ragioni affinchè si votino quattro Si convinti. Il 12 e il 13 giugno non lasciamoci scippare il diritto di esprimere le nostre idee su questioni, come l’acqua, il nucleare e la giustizia, così importanti per il futuro organizzativo della nostra società. Proprio in questi giorni abbiamo avuto la conferma della importante scelta della Germania, che investe sul suo futuro e dopo aver intrapreso da oltre 10 anni un grande investimento sulle rinnovabili, annuncia la dismissione dei suoi reattori nucleari. Da noi siamo al paradosso: si blocca la strada delle rinnovabili, si balbetta sul nucleare e si tenta lo scippo referendario. E’ chiaro che l’obiettivo del Governo è di far saltare il quorum, sia per proteggere gli interessi delle lobby economiche che vogliono mettere le mani sul futuro energetico del nostro Paese e su un bene comune come l’acqua, ma soprattutto per salvare, ancora una volta, Berlusconi dai suoi guai giudiziari, non permettendo ai cittadini di esprimersi sull’altro tema oggetto della consultazione, il legittimo impedimento. Sul settore dell’energia manca da parte del Governo un progetto complessivo. Al contrario, ci troviamo di fronte ad un quadro poco chiaro dal punto di vista della spesa e dei tempi previsti per la realizzazione delle quattro centrali. Per un ciclo completo di una centrale occorrono: dai 3 ai 5 anni per l’individuazione dei siti permessi, dai 7 ai 10 anni per la costruzione della centrale. Servono, inoltre, dai 40 ai 60 anni, salvo incovenienti, come periodo di funzionamento, oltre a un tempo di attesa per lo smaltimento che va dai 50 ai 100 anni. Un settore, quindi, poco competitivo e con costi che, come dimostrano i dati e le esperienze di altri paesi, sforano spesso le spese e tempi previsti. Ancora meno chiara, poi, risulta la questione dello smaltimento delle scorie. Tema annoso per un paese come il nostro, che non ha siti idonei in termini di sicurezza e che non ha ancora risolto la questione dei rifiuti provenienti dalle centrali chiuse in seguito al referendum del 1987, di cui ancora oggi paghiamo in bolletta i costi. Le quattro centrali proposte dal governo rappresentano, quindi, una vera e propria follia che lascerà un debito immenso a centinaia di generazioni future. Per queste ragioni, come Pd, siamo profondamente contrari al nucleare e diciamo due Sì per l’acqua pubblica. La privatizzazione delle risorse idriche, infatti, è un altro attacco sferrato dal Governo ai diritti dei cittadini. La maggioranza intende trasformare l’acqua in un bene sottoposto alle leggi di mercato. Al contrario il Pd ha fatto una proposta di legge che si basa sostanzialmente su tre punti principali: la costituzione di una authority nazionale per la tutela dell’acqua pubblica, che permetta ai cittadini di fare propri i poteri decisionali e d’intervento. Poteri che l’attuazione del Decreto Ronchi, che ha introdotto la privatizzazione forzata del sistema idrico, ha eliminato, rimandando al governo la capacità di decisione e di intervento dei sindaci e delle giunte comunali. Altro punto importante è la gestione industriale della rete idrica nazionale, affinché tutti i cittadini siano serviti in modo congruo e ottimale dal servizio idrico. Infine, nella proposta di legge del Pd si è pensato di creare delle tariffe agevolate per le famiglie numerose e con situazioni economiche svantaggiate. L’ultimo quesito proposto riguarda il legittimo impedimento. Anche in questo caso il Sì servirà a garantire una giustizia uguale per tutti. E’ chiaro a tutti che il governo cerca di sabotare il quesito sul nucleare per evitare che una partecipazione massiccia, magari sull’onda emotiva dei fatti di Fukushima, porti al quorum anche sul legittimo impedimento. Un trucco per distogliere l’attenzione dell’opinione pubblica dai processi e dalle vicende giudiziarie che coinvolgono Berlusconi e garantirgli l’impunità. Non possiamo accettare che la giustizia sia piegata agli interessi dei più forti. Siamo di fronte ad una palese aggressione dei nostri diritti e la spregiudicata manipolazione delle regole democratiche ci richiama al dovere di opporci e mobilitarci per trasformare l’indignazione in partecipazione attiva, verso il raggiungimento del quorum e l’affermazione dei sì. Appuntamento con la democrazia quindi domenica 12 giugno, dalle ore 8 alle ore 22, e lunedì 13 giugno, dalle ore 7 alle ore 15.



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